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Andrea Schiavone tra '500 e '600. Commenti, letture e… un’intervista a sorpresa
Conversione di San Paolo - 205x265 cm.
Andrea Schiavone
Conversione di San Paolo - 205x265 cm.
21 Gennaio 2016

Incontro con Enrico Maria Dal Pozzolo e Margherita Stevanato, a margine della mostra Splendori del Rinascimento a Venezia. Andrea Schiavone tra Parmigianino, Tintoretto e Tiziano, al Museo Correr fino al 10 aprile 2016.

Un artista “fuori dal coro” Andrea Schiavone (1510 c. -1563), affascinante e moderno, ammirato da Tintoretto, da Carracci e da El Greco, sul quale si fa finalmente il punto dopo decenni di studi e ricerche.  Un linguaggio pittorico il suo, nuovo e spregiudicato, tanto che, già pochi anni dopo l’arrivo a Venezia, forse intorno al 1535, egli spaccò l’opinione pubblica e  la critica: chi come l‘Aretino lo stimava e gli era amico, chi come il Pino non nascondeva il suo disprezzo.

A corollario della mostra, giovedì 21 gennaio, alle ore 17, in Fondazione Querini Stampalia,  Enrico Maria Dal Pozzolo - curatore dell'esposizione assieme a Lionello Puppi - e l'attrice Margherita Stevanato agganceranno testi e opere, vivificandoli con la magia della parola e illuminandone i dettagli preziosi.

Alla fine un ospite a sorpresa direttamente dal passato: un eccentrico, brillante personaggio verrà intervistato su Schiavone e sulla pittura veneziana della sua epoca ...

Sarà anche l’occasione per riscoprire un’opera del maestro dalmata, che fa parte delle raccolte della Fondazione Querini Stampalia e ora in mostra al Museo Correr: la Conversione di San Paolo: un’opera di enormi dimensioni (205x265 cm), che costituisce uno dei punti centrali della sua produzione giovanile.

 

Della vicenda biografica di Andrea Schiavone si sa pochissimo: si può ben dire che fino al 1548, quando forse era alle soglie dei quarant'anni, non abbiamo alcuna informazione sicura su di lui e si possono fare solo ipotesi. Nel 1548 esplode una polemica a Venezia sul suo fare pittorico di "macchia", che entusiasma alcuni e inorridisce altri. Fino al 1563, anno della morte, qualche raro documento ce lo mostra attivo a Venezia (nelle chiese dei Carmini e di San Sebastiano, nella sala sansoviniana della Libreria marciana, a Palazzo Ducale), ma la sua figura è avvolta nel mistero. Quando muore, lascia erede universale la moglie Marina: non ha allievi diretti cui affidare l'attività; il fratello Marc'Antonio - pittore attivo a Zara - non è neppure nominato. Probabilmente la bottega viene chiusa e i materiali dispersi. Da quel momento le notizie su di lui sono scarne e frammentarie e ancora dividono. Da una parte Vasari nelle Vite ne dà un profilo breve e impreciso, sminuente; dall'altra a difenderlo sono grandi artisti come El Greco e Annibale Carracci e scrittori veneziani come Gigli, Ridolfi e Boschini. La mostra al Museo Correr è un'occasione unica per valutarne la produzione di pittore, incisore e disegnatore, con pezzi straordinari che ne attestano il livello altissimo nel panorama della pittura veneziana della metà del '500.

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