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La caduta di Diogo Mainardi. Lettura scenica di Tiziano Scarpa
25 Settembre 2013

Tiziano Scarpa presenta parole, immagini e suoni da La caduta. I ricordi di un padre in 424 passi di Diogo Mainardi, Einaudi 2013.

Alla presenza dell’autore, Scarpa legge la sua traduzione del libro dello scrittore brasiliano. È il racconto asciutto e toccante dei primi anni di Tito, affetto da paralisi cerebrale a causa di un errore medico durante il parto all’ospedale di Venezia. Ma è anche una meditazione sorprendente e profonda sulle trappole della bellezza, il totalitarismo, Hitler, Leopardi, Rembrandt, Neil Young, l’arte e la vita.

Fino a quel momento, avevo sempre pensato che, se mio figlio fosse rimasto in stato vegetativo, avrei sperato che morisse. Dopo il primo contatto con Tito nel corridoio del chiostro dell’ospedale di Venezia, tutto cambiò. Volevo soltanto che sopravvivesse, perché l’avrei amato e accudito in qualsiasi modo. Tra la vita e la morte, mi aggrappai alla vita.

Diogo Mainardi è uno scrittore brasiliano. Vive a Venezia con la moglie Anna. Il loro primo figlio, Tito, è nato tredici anni fa con una paralisi cerebrale, a causa del terribile errore di un medico, all’ospedale di Venezia. Quando la disabilità è stata diagnosticata, Diogo ha vissuto una settimana di “angoscia e terrore”. Poi è successo qualcosa. Anna è caduta inciampando in un tappeto, Tito si è messo a ridere, Diogo si è messo a ridere, Anna si è messa a ridere. “La comicità slapstick era un linguaggio che capivamo tutti. Tito cade. Mia moglie cade. Io cado. Ciò che ci unisce – che ci unirà sempre – è la caduta”. Diogo ha capito che Tito aveva bisogno di essere amato per quello che era, senza patetismi. Ciò che ci accomuna, “disabili” e “abili”, è la caduta come categoria dello spirito: siamo nati come esseri in bilico, ognuno instabile a modo suo.

In La caduta, Diogo Mainardi muove anche un’accusa formidabile contro il cliché della “normalità”, contro la stupidità umana che affiora nel mondo in tempi diversi e in modi sempre nuovi, nel mito del corpo perfetto o peggio nell’eugenetica nazista. E poiché nei suoi primi anni Tito comunicava soltanto attraverso immagini, gesti, simboli e analogie, Diogo ha adattato il suo racconto al linguaggio del figlio. In un rovesciamento radicale di prospettiva, la storia universale viene letta attraverso la storia di Tito.  

La caduta di Diogo Mainardi
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