La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

Fondazione Querini Stampalia

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Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

Approdi

ottobre – novembre 2026

Approdi, The Dreamer, Fondazione Querini Stampalia, foto di Adriano Mura

Foto di Adriano Mura

 

Approdi è un ciclo di tre incontri che la Fondazione Querini Stampalia dedica all’ascolto, all’accoglienza e alla relazione con ciò che arriva da lontano, dando spazio a chi porta con sé la testimonianza di parti ferite del mondo: esperienze dolorose, ma anche potenti, profondamente empatiche, capaci di avvicinarci sino a farci sentire e comprendere ciò che accade altrove, generando consapevolezza, trasformazioni e nuove possibilità.

L’approdo è la riva, ma il viaggio non è ancora finito, è il primo passo ancora tra sabbia e roccia, non ancora un luogo sicuro ma un punto da cui ricominciare il cammino e guardare il largo, la distanza, la lontananza, la deriva, lo smarrimento, la separazione, la sparizione.

Essere approdo significa stare sulla soglia, essere disposto ad ascoltare e a lasciarsi interrogare dalla presenza dell’altro. L’ospitalità, in questa prospettiva, non è soltanto apertura ma disponibilità ad essere trasformati dall’incontro. Ogni approdo porta infatti con sé qualcosa che non conoscevamo e che modifica il nostro punto di vista, il punto di osservazione dal quale guardiamo il mondo.

Tre incontri, tre linguaggi, arte, giornalismo e letteratura, per avvicinare esperienze diverse.

Con Artistic Freedom Initiative (AFI) e Initiative pour la Liberté Artistique (ILA) organizzazione internazionale impegnata nella protezione e nel reinsediamento di artisti perseguitati, a partire dall’esperienza degli artisti afghani, l’arte diventa una forma di attraversamento: salvaguardare una persona significa anche preservare la possibilità che continui a creare, a testimoniare e a prendere parola.

Con Emanuela Pala, autrice del libro Ostinata umanità, il giornalismo si fa esperienza diretta: il viaggio a bordo della Global Sumud Flotilla, la vita in mare, l’abbordaggio e la detenzione diventano il racconto della scelta di chi decide di attraversare la distanza invece di limitarsi a osservarla.

Con Pegah Moshir Pour, attraverso il suo libro La casa dimenticata, la letteratura diventa un viaggio a ritroso nella memoria che illumina il presente: una casa, l’Iran, le storie familiari e quelle delle donne si intrecciano in un racconto nel quale il passato è materia capace di interrogare il nostro tempo e l’avvenire.

 

Ostinata umanità. A bordo della Global Sumud Flotilla

13 novembre 2026, ore 18

 

Emanuela Pala, autrice e giornalista, dialoga con Federica Pennelli, giornalista, a partire da Ostinata umanità, il diario di un viaggio che l’ha portata a scegliere di non raccontare da lontano, ma di vivere in prima persona una delle missioni della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza.

Pala si imbarca a Catania sulla Grande Blu, una delle quasi cinquanta imbarcazioni della Flotilla. Inviata di Piazzapulita, affronta la traversata mettendo in gioco il proprio corpo e la propria coscienza. Nel libro restituisce le tappe di quell’esperienza: l’addestramento, l’attesa, le notti in mare, i volti dei compagni di rotta e la tensione crescente, fino all’abbordaggio da parte della marina israeliana, al porto di Ashdod e alla detenzione in un carcere nel deserto del Negev.

Il racconto diventa occasione per interrogarsi sul significato della testimonianza e sulle ragioni che spingono persone comuni, già al riparo grazie ai propri diritti, privilegi e alla propria condizione di pace, a rischiare la vita per degli sconosciuti.

Con la precisione di chi era lì a documentare e la forza di chi ha vissuto in prima persona la paura e la violenza, Pala porta al centro una domanda che attraversa tutto il libro: come sottrarsi all’indifferenza? Una domanda che apre una riflessione sul valore della solidarietà e sulla responsabilità individuale di fronte alla sofferenza altrui.

In collaborazione con Edizioni Tlon

Partecipa

 

Emanuela Pala è una giornalista; dopo la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano e un corso di perfezionamento per inviati in aree di crisi, ha lavorato per numerose trasmissioni televisive Rai e Mediaset, con Michele Santoro, Luca Telese e Bianca Berlinguer, prima di approdare a Piazzapulita, su La7, di cui è inviata. Nel settembre 2025 si è imbarcata sulla Global Sumud Flotilla e ne ha documentato la traversata fino all’abbordaggio da parte delle forze israeliane e alla detenzione nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev.
Federica Pennelli scrive per Domani di salute, diritti e femminismi. Ha iniziato a Radio Sherwood nel 2004 conducendo la rassegna stampa e il giornale radio. Nel 2020 è stata coautrice del podcast Cultdown sulla crisi del mondo della cultura durante la pandemia da Covid-19. Firma inchieste sulla salute nei contesti detentivi, sul depauperamento della sanità pubblica e sull’avanzata dei colossi del privato. È coautrice del primo report sulla crisi del Ssn di Medici del Mondo (“La misura della disuguaglianza. Crisi del Servizio sanitario nazionale e divari nell’accesso alla prevenzione e alle cure oncologiche in Italia”), presentato a giugno 2026 alla Camera dei deputati.

 

La casa dimenticata

27 novembre 2026, ore 18

 

Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista per i diritti umani, dialoga con Silvia Burini, professoressa di Storia dell’arte contemporanea e direttrice del CSAR dell’Università Ca’ Foscari, a partire da La casa dimenticata, il suo nuovo romanzo dopo il successo di critica e pubblico de La notte sopra Teheran.

Al centro della storia c’è Farah, una giovane donna che sogna un Iran diverso, libero, e sceglie di restare nel proprio Paese anziché cercare altrove un futuro possibile. Il desiderio di comprendere le proprie radici la conduce alla scoperta di una casa dimenticata a Teheran, dove un diario, libri e documenti riportano alla luce le vicende di uomini e donne che hanno creduto nella libertà di pensiero. Un passato rimasto a lungo taciuto che diventa, per Farah, la chiave per comprendere il presente e trovare la propria strada.

Aprendo le porte di quella casa ad altre donne, ciascuna con la propria storia e accomunata dal desiderio di libertà, Farah trasforma la ricerca delle proprie origini in un’esperienza di solidarietà e resistenza. Ma, mentre intorno a lei la violenza e la repressione si fanno sempre più vicine, emerge un segreto familiare che la costringe a confrontarsi con le contraddizioni del passato e con se stessa.

Attraverso il dialogo con Silvia Burini, Pegah Moshir Pour accompagna il pubblico in una riflessione sulla memoria, sull’identità e sul coraggio di immaginare un futuro diverso. La casa dimenticata racconta un Iran in cui la libertà è ancora una conquista da difendere e restituisce voce a chi continua a lottare per cambiarne il destino. Perché la vera ricchezza di un Paese risiede nelle persone che non smettono di credere nel futuro e perché le rivoluzioni più difficili, talvolta, sono quelle che cominciano dentro di noi.

Partecipa

 

Pegah Moshir Pour è un’autrice iraniana. Si è trasferita in Italia con la famiglia quando aveva nove anni. È cresciuta tra le storie del Libro dei Re e i versi della Divina Commedia. Oggi è consulente e attivista per i diritti umani e digitali. Racconta l’Iran su «la Repubblica» ed si distingue come una delle voci più importanti nella battaglia per l’emancipazione delle donne iraniane e non solo. La notte sopra Teheran è il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Garzanti nel 2024.
Silvia Burini insegna Storia dell’arte russa e Storia dell’arte contemporanea comparata all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove dirige il Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR). In questa veste ha curato in Italia le più importanti esposizioni di arte moderna e contemporanea russa degli ultimi dieci anni: tra esse, quella di Kandinskij al MUdeC, il Padiglione Russo alla 57ª Biennale di Venezia e altre tre mostre di Grisha Bruskin.

 

Road to Afghanistan Pavillion 2028

9 ottobre 2026, ore 18

 

Afghanistan Pavilion 2028, un progetto che porta al centro la cultura e le voci degli artisti afghani. Promosso da AFI-ILA Artistic Freedom Initiative e Initiative pour la Liberté Artistique in collaborazione con Freedom Canvas Initiative, lancia il Padiglione afghano 2028: una campagna per portare gli artisti afghani e le voci della cultura del Paese alla Biennale Arte di Venezia 2028.
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