La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

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Fondazione Querini Stampalia

Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri

13 dicembre 2025 – 12 aprile 2026

Un velo sottilissimo unisce il marmo e la luce, il gesto barocco e l’intuizione fotografica, la materia scolpita e la nebbia che avvolge il paesaggio. È da questa risonanza inattesa che nasce Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri, la mostra che la Fondazione Querini Stampalia dedica a due autori lontani nel tempo ma sorprendentemente vicini nella loro capacità di trasformare l’atto del vedere in una soglia, un’apparizione, un mistero.

La mostra, a cura di Elisabetta Dal Carlo, Lara Marchese, Marta Savaris, Babet Trevisan con Monica De Vincenti, prende avvio da una scoperta recente: il medaglione in marmo con volto femminile velato, ritrovato nei depositi della Fondazione e oggi riconosciuto come opera autografa di Antonio Corradini.

Antonio Corradini

A questa scultura – identificata come una Fede velata – il percorso accosta per la prima volta il bozzetto in terracotta per il Cristo velato, che gli fu commissionato per la Cappella Sansevero di Napoli. Mancato prematuramente Antonio Corradini nel 1752, fu Giuseppe Sanmartino a realizzare la scultura celeberrima, discostandosi dal modello originario. Con il bozzetto e il medaglione è esposto il busto in marmo, ancora una Fede Velata, delle collezioni di Ca’ Rezzonico a Venezia: tre variazioni di un medesimo gesto, tre tappe nella ricerca di un autore capace di rendere il marmo impalpabile, vibrante, trasparente come aria.

Antonio Corradini

Antonio Corradini (Venezia, 1688 – Napoli, 1752), protagonista della tarda stagione barocca, ha fatto del velo la propria cifra assoluta. Nelle sue sculture non è un espediente virtuoso, ma una soglia concettuale tra materia e spirito, tra la presenza fisica e la sua dissolvenza. È il marmo che si nega, che respira, che trattiene e libera la forma. Figlio della luce veneziana, Antonio Corradini porta alle estreme conseguenze una tradizione fatta di riflessi e chiarori, fino a concepire un materiale capace di scomparire mentre rivela.

A questo linguaggio settecentesco risponde, nello stesso ambiente del Museo, lo sguardo di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992), di cui sono presentate alcune fotografie provenienti dal Fondo Luigi Ghirri, lasciate in comodato alla Fondazione dal 2015 dal collezionista Roberto Lombardi. Nella pianura del fotografo emiliano la nebbia e la luce diffusa sono anch’esse veli sul mondo visibile: superfici sospese, che lasciano intuire il paesaggio non nella sua evidenza, ma nella sua incertezza, nella sua vocazione all’evanescenza. Per Luigi Ghirri ogni visione è già memoria, una forma di apparizione fragile che interroga, più che descrivere, ciò che si ha davanti.

Luigi Ghirri

Il dialogo tra Antonio Corradini e Luigi Ghirri si fonda su questa tensione: dare corpo all’assenza, cercare un punto in cui la materia si fa immateriale e l’immagine prende corpo.
Il Veneto dei riflessi e delle trasparenze, che ha formato lo scultore, e l’Emilia delle pianure e delle attese, che ha nutrito il fotografo, emergono come geografie interiori, come matrici di sensibilità in cui la luce non illumina, ma sfuma, senza definire.

L’allestimento accompagna e amplifica questa ricerca. Veli sospesi, superfici trasparenti e stratificate, ambienti calibrati di luce e ombra in cui le opere emergono e scompaiono, chiamando il visitatore a muoversi dentro la soglia del visibile. A Venezia, città liquida, il tema del velo trova un’eco naturale: un contesto in cui ogni immagine è anche la sua dissolvenza, ogni presenza è nascosta in un riflesso.

La mostra nasce nello spirito che anima la Fondazione Querini Stampalia, impegnata, sotto la guida della direttrice Cristiana Collu, a costruire relazioni tra tempi, linguaggi e sensibilità diverse, trasformando il museo in un luogo di dialogo vivo, capace di generare pensiero, meraviglia e domande.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con i Musei Nazionali del Vomero – Museo e Certosa di San Martino, Napoli, la Fondazione Musei Civici Venezia – Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano e al contributo della Regione del Veneto. Un ringraziamento speciale va alla professoressa Monica De Vincenti, che con rigore scientifico ha garantito l’attribuzione del bassorilievo ad Antonio Corradini, e a Roberto Lombardi, collezionista e depositario del Fondo Luigi Ghirri, che da anni sostiene la visione della Querini con generosità e intelligenza.

 

Fondo Luigi Ghirri

Dal 2015 Roberto Lombardi, collezionista di arte contemporanea, affida alla Querini Stampalia, in comodato d’uso, un nucleo di opere di Luigi Ghirri, sostenendo le attività culturali e scientifiche del Fondo che conta trentuno fotografie, gran parte delle quali appartenenti alla serie ‘Il profilo delle nuvole’ e datate tra il 1985 e il 1990. Il ciclo è concepito come ‘libro d’artista’: un racconto del paesaggio della Pianura Padana tra Veneto, Emilia e Lombardia.

Ripercorrendo i luoghi fotografati, l’autore non rispetta la dislocazione topografica, ma segue un itinerario tutto calato nella memoria associativa: malinconia, imprecisione del ricordo, senso di sospensione e d’incanto sono i sentimenti che animano questo suo viaggio. Luigi Ghirri sviluppa il progetto con Gianni Celati, che accompagna con un testo lo sguardo di narratore dell’amico fotografo.

Il Fondo Luigi Ghirri, digitalizzato e catalogato, è a disposizione degli studiosi ed è costante occasione di attività di ricerca e di approfondimento grazie ad accostamenti e paralleli con vari autori, seguendo diverse direzioni tematiche e critiche. Una collana editoriale di quaderni documenta di volta in volta i risultati che emergono dalle attività dedicate.

Luigi Ghirri

Luigi Ghirri