La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.
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Fondazione Querini Stampalia
Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.
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Dal velo, da quella soglia sottile in cui il visibile non si oppone all’invisibile ma lo custodisce, prende avvio Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri. La mostra è il luogo di questa risonanza: un incontro inatteso tra la materia del marmo barocco e l’immaterialità della fotografia, tra il gesto che scolpisce e lo sguardo che attende la luce, la nebbia, l’istante.
Nei marmi velati di Antonio Corradini la trasparenza è un paradosso: il velo nasconde e insieme rivela, trattiene il segreto del corpo mentre lo espone allo sguardo. In Luigi Ghirri, invece, il velo è atmosferico, mentale, fatto di luce diffusa, di paesaggi che sembrano sul punto di dissolversi. Non c’è mai una visione pienamente data, ma un’apparizione fragile, sospesa, come se il mondo stesse sempre per sottrarsi.
È in questo spazio di disapparizione che si inserisce l’incontro Disapparire. Velare, svelare, rivelare: un dialogo a tre voci tra filosofia e arte, in cui Lucia Corrain, Monica De Vincenti e Rosella Prezzo affrontano il tema del velo come figura simbolica e concettuale, non semplice copertura ma dispositivo di senso, gesto culturale, esperienza del limite. Il velo diventa così ciò che ci obbliga a rallentare lo sguardo, a sostare nell’ambiguità, a riconoscere che ogni atto di visione è anche un atto di perdiata.
La filosofia incontra le immagini, l’arte interroga il pensiero e ciò che emerge non è una risposta de-finitiva, ma un campo di tensioni: vedere non significa possedere, ma esporsi; apparire non è l’opposto dello scomparire, bensì il suo fragile compimento.
Come nei lavori di Corradini e Ghirri, anche qui il velo non si solleva del tutto: rimane, vibra, invita. È in quella vibrazione che il pensiero prende forma e l’esperienza estetica si trasforma in un esercizio di attenzione, di ascolto, di attesa.
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