La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

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Fondazione Querini Stampalia

Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

Nigel Cooke: Bad Habits

5 maggio – 22 novembre 2026

Nigel Cooke: Bad Habits

Nigel Cooke, The Nurture of Jupiter, 2024 (Artwork Detail)
© Nigel Cooke, courtesy Pace Gallery

 

La Fondazione Querini Stampalia presenta Nigel Cooke: Bad Habits, mostra curata da Evelyn C. Hankins, in corso dal 5 maggio al 22 novembre 2026 durante la 61. Esposizione Internazionale d’Arte de La Biennale di Venezia. Si tratta della prima personale in Italia dell’artista britannico.

A partire dalla prossima primavera, Nigel Cooke alla Fondazione Querini Stampalia sarà il primo artista in residenza nella storia dell’istituzione. Durante il suo soggiorno veneziano realizzerà una serie di dipinti di grande formato, lasciandosi attraversare dal patrimonio storico e culturale della Fondazione e dalla trama viva della città. La memoria degli ambienti, il respiro della laguna, il reticolo mobile dei canali e le vibrazioni irripetibili della luce diventeranno materia pittorica, sedimentando in opere che non si limitano a evocare Venezia, ma ne assorbono l’energia e la restituiscono in forma.

La residenza scandirà il tempo in cui la mostra prenderà forma, nel senso più concreto e insieme più profondo del termine. Il progetto espositivo, su proposta della Fondazione, si è configurato sin dall’inizio come un percorso da sviluppare abitando la città, privilegiando, prima di ogni definizione curatoriale, il tempo dell’immersione, della ricerca e della prossimità ai luoghi, riconoscendo in questa esperienza la matrice generativa del lavoro. Prima della configurazione formale, l’esperienza vissuta, un processo in cui l’opera matura in relazione non solo con ciò che la precede ma anche con quello che la circonda.

Tra le istituzioni più antiche e prestigiose della città, la Fondazione Querini Stampalia ha scelto di ospitare Cooke all’interno del Portego della Biblioteca, trasformato per l’occasione in studio d’artista. Affacciato sul Rio di Santa Maria Formosa, adiacente alla storica biblioteca e sopra gli ambienti riprogettati da Carlo Scarpa, questo spazio permetterà all’artista di lavorare immerso in un’atmosfera unica.

Al termine della residenza, i dipinti saranno presentati nello stesso ambiente in cui hanno preso forma, instaurando una continuità ideale tra il gesto creativo dell’artista e lo sguardo del pubblico.

La pratica di Cooke è spesso guidata dalle sue esperienze in diverse parti del mondo e dalle impressioni autobiografiche che ne derivano. Alcune suggestioni dei suoi ultimi lavori affondano le radici in un viaggio ad Atene, dove, osservando le antiche rovine e i resti delle statue nei musei, ha meditato sul tempo e sulla stratificazione della memoria. Il termine greco θραῦσμα (thraûsma) “frammento” è diventato l’idea alla base di questa nuova produzione, comparendo nelle prime fasi della composizione sia come testo sia come immagine e creando una tensione con altri segni recentemente esplorati dall’artista.

La storia intricata e stratificata di Venezia, con il suo ruolo di crocevia culturale e commerciale, ha a sua volta influenzato profondamente il pensiero di Cooke. Come Atene, anche Venezia conserva i segni di civiltà passate, un’eredità che nutre la riflessione storica, scientifica e culturale dell’artista. Contemporaneamente Cooke attinge al passato più misterioso della città e alle impressioni suscitate dagli eventi mondiali contemporanei, traducendo tutto in colori profondi e notturni, da cui emergono frammenti di figure, oggetti e animali. Le nuove opere, sottolinea Cooke, “evocano momenti di incertezza e oscurità, in cui fili di speranza e la possibilità di un cambiamento brillano come frammenti al chiaro di luna”.

Profondamente radicato nella storia della pittura, Cooke riveste un ruolo di rilievo nello sviluppo dell’arte contemporanea britannica e appartiene oggi alla tradizione di quegli artisti che hanno trovato a Venezia una fonte di ispirazione creativa. Per Cooke, i nuovi dipinti, come la città stessa, diventano spazi in cui il sé può essere ripensato e reinventato. Attraverso i suoi segni astratti, le opere tracciano pattern continui in cui passato e presente, personale e collettivo, si riflettono e si intrecciano, sospesi in una delicata e vibrante incertezza.

 

A partire dalla fine degli anni Novanta Nigel Cooke (nato a Manchester nel 1973) ha esplorato e ampliato i confini della pittura figurativa, creando un corpus di opere estremamente diversificato e distintivo, un’ampia gamma di interessi che in tempi più recenti ha cominciato a investigare attraverso un linguaggio sintetico. Influenzata da un nutrito ventaglio di discipline, dalla paleontologia alle neuroscienze, dalla mitologia classica alla zoologia, la costruzione lineare degli ultimi dipinti di Cooke richiama simultaneamente i circuiti cerebrali, il corpo umano o animale, e le formazioni paesaggistiche. L’artista vuole fondere dualità familiari, quali corpo e mente o cervello umano e mondo naturale, in un unico gesto fluido. Le sue astrazioni organiche sono cariche di frammenti del mondo animale e minerale che creano nell’immagine instabilità e movimento, ma anche un’ambiguità tra una ricca molteplicità di associazioni naturali.

Cooke ha ottenuto un master presso il Royal College of Art di Londra nel 1997 e si è laureato al Goldsmiths College di Londra nel 2004, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia sui sistemi non lineari nel pensiero di George Bataille e Michel Serres. Attraverso la sovente creazione di connessioni atipiche tra gli ambiti più disparati (pitture rupestri e surrealismo, mimetismo degli insetti e fisica dell’informazione), i suoi scritti teorici hanno esplorato in maniera definitiva la rappresentazione come funzione del mondo naturale, costituendo le basi della sua concezione del valore e delle possibilità della pittura.

Le sue opere sono conservate in numerose collezioni pubbliche in tutto il mondo, tra cui l’Astrup Fearnley Museum of Modern Art di Oslo, la British Council Collection di Londra, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, l’Hammer Museum dell’Università della California di Los Angeles, il Museum of Contemporary Art di Teheran, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles, il Museum of Modern Art di New York e la Tate di Londra.

 

Evelyn C. Hankins è una curatrice e storica dell’arte con venticinque anni di esperienza al fianco di artisti e musei. Dal 2008 al 2025 è stata curatrice dell’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, incarico culminato con la nomina a Head Curator nel 2020. In tale ruolo ha supervisionato ogni aspetto dell’operato del team curatoriale: mostre, acquisizioni, pubblicazioni e programmi, tra cui l’implementazione di una nuova strategia per le collezioni e la realizzazione di una riuscita campagna di donazioni di 50 importanti opere d’arte in onore del cinquantesimo anniversario del Museo. All’Hirshhorn ha organizzato mostre sul XX e il XXI secolo, tra cui Adam Pendleton: Love, Queen (2025), Pat Steir: Color Wheel (2019-2020), Marcel Duchamp: The Barbara and Aaron Levine Collection (2019-21), Charline von Heyl: Snake Eyes (2018–2019), Mark Bradford: Pickett’s Charge (2017–Ongoing), e Robert Irwin: All the Rules Will Change (2016). Al termine del suo incarico, la Smithsonian le ha conferito il titolo di Head Curator Emerita.
In precedenza, Hankins ha ricoperto incarichi curatoriali presso il Robert Hull Fleming Museum dell’Università del Vermont, a Burlington, e il Whitney Museum of American Art di New York. Ha conseguito presso la Stanford University un master e un dottorato di ricerca in storia dell’arte con specializzazione in arte americana del XX secolo, oltre a una laurea triennale in Storia dell’Arte presso l’Università della California, a Santa Barbara.

 

La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche e prestigiose Fondazioni culturali italiane. Nata nel 1869, da oltre centocinquanta anni incarna la visione del suo fondatore, il Conte Giovanni, pioniere audace e visionario che l’ha immaginata come un luogo di ricerca e formazione, di incontro e confronto, di crescita personale e diffusione della conoscenza. Situata nel cuore di Venezia, la Fondazione è un crocevia vibrante dove passato e presente si intrecciano: dalle sue preziose collezioni artistiche alla ricca biblioteca, fino agli spazi ridisegnati da alcuni dei maestri dell’architettura contemporanea come Carlo Scarpa, Valeriano Pastor, Mario Botta e Michele De Lucchi. Un’istituzione coraggiosa, accogliente e curiosa, capace di valorizzare il suo sorprendente patrimonio per conquistare la fiducia delle persone e rendere memorabile ogni visita.
La sua storia prende avvio da una scelta radicale e profondamente innovativa. Giovanni Querini, ultimo erede di una nobile famiglia veneziana, sceglie di mettere a disposizione della collettività la propria casa, la biblioteca e l’intero patrimonio, dando origine a un’istituzione aperta e inclusiva. Una visione lungimirante fondata sulla convinzione che l’arte, la cultura, la conoscenza siano un bene comune, da rendere accessibile a tutti attraverso la formazione, il dialogo e la partecipazione.
Oggi la Fondazione Querini Stampalia rinnova quella vocazione originaria aprendosi con decisione al presente e al confronto internazionale, affermandosi come spazio di sperimentazione culturale, confronto e ricerca, capace di interpretare il proprio patrimonio non come un’eredità statica, ma come una piattaforma dinamica per il pensiero contemporaneo. La direttrice Cristiana Collu crede nella Querini Stampalia come luogo in cui fare il pieno di meraviglia, un vero Wonder Booster, e allo stesso tempo come spazio in cui imparare a sognare con responsabilità il futuro.

 

Nigel Cooke: Bad Habits è possibile grazie al supporto di Pace Gallery.

 

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