La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.
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Fondazione Querini Stampalia
Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.
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“Nulla di preciso, ovvero: architetture, strategie, eresie, racconti, ritrovamenti e genealogie per una felicità immediata evitando l’attesa di tempi migliori.” è la mostra, curata da Luigi Prestinenza Puglisi, nata come riflessione ampia e rilancio per l’architettura italiana contemporanea.
Ospitata fino al 12 aprile nell’Area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, a Venezia, presenta – attraverso modelli materici in ceramica e cemento, immagini, figure e disegni tecnici composti e ricomposti in un percorso narrativo – il progetto di concorso per l’ampliamento del MAXXI di Roma (2022) redatto da tre fra i più importanti architetti italiani contemporanei, Peluffo&Partners, Stefano Pujatti ElasticoFarm e Beniamino Servino. Un lavoro che affronta con coraggio alcune questioni culturalmente ineludibili per l’architettura, oggi. Tra queste, l’importanza di un’architettura popolare condivisa e condivisibile. Il bisogno di lavorare sull’effimero, con opere agili e modificabili. La necessità di attingere alla memoria attraverso forme che popolano il nostro immaginario. La centralità della ricerca sullo spazio architettonico intesa come connessione fra sentire individuale e collettivo.


“Gli italiani, affermava Edoardo Persico “debbono affrontare …la capacità di credere a ideologie precise”. Era il 1934 ma da allora poco è cambiato. Noi italiani, continuiamo ad avere un atteggiamento sospettoso verso la tecnologia e il progresso. Sospettiamo il futuro che non mantenga le sue promesse, ci angoscia, è minaccioso.
Da una storia percepita come successione di crolli nasce un atteggiamento reazionario che annulla il presente e ci proietta nel passato. Ma che può anche diventare capacità di ricreare e ricomporre frammenti, come in Scarpa, Moretti o Michelucci.
I frammenti, del resto, servono a capire chi siamo, non dove andiamo: non producono certezze, ma genealogie emotive e narrative. Architetture che privilegiano il racconto al teorema, il gioco all’efficienza, l’ironia alla tecnocrazia. Che diffidano dell’astrazione e dell’intellettualismo e cercano forme chiare e simboli condivisibili. Come il neorealismo nelle arti, non riproduce il reale ma lo interpreta. La sua forza sta nell’effimero, nella genealogia, nell’autorialità e nella dimensione popolare. Forse insufficiente per le sfide globali, ma capace di creare, attraverso i racconti, spazi di libertà.
Il progetto che presentiamo materializza una possibilità per l’architettura del prossimo futuro. Vivere nella felicità del presente e rifuggire le utopie totalizzanti dei tempi migliori.”
(Luigi Prestinenza Puglisi)


L’esigenza di riproporlo in mostra nasce proprio con lo scopo di mettere in luce questo possibile per il futuro, presentando il progetto in un allestimento che ricostruisce il suo farsi attraverso un percorso narrativo di rimandi e riflessioni. Come il richiamo all’immaginario popolare, a Piero della Francesca, a Fellini, e in questo caso alle pagine del Libro del Sarto, catalogo di moda di un atelier milanese del Cinquecento conservato alla Fondazione Querini Stampalia. I modelli per le tende da campo e per i padiglioni, allestiti nel 1548 nella piazza del Castello per l’arrivo a Milano di Filippo di Spagna, rappresentano il trionfo dell’effimero, facendo da quinta alla giostra e alla messa in scena del patto sociale tra sovrano e popolo.
La mostra inoltre rimanda per le sue non meno sorprendenti analogie al recente allestimento della Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini e all’Area di Carlo Scarpa.
Completa il percorso espositivo il corto “Verso la luce”, di Ernesta Caviola, sulla Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.


Libro del Sarto
Manoscritto cartaceo, Milano, XVI secolo, Fondazione Querini Stampalia
Il Libro del sarto è un repertorio di figurini e di cartamodelli di abiti e costumi realizzato da una bottega di sarti milanesi del ‘500, raccolti in unico volume per facilitare la scelta dei clienti. Si tratta di fogli acquerellati, corredati di schizzi e di annotazioni. Appartenuto per tre secoli alla famiglia Trivulzio, è stato probabilmente donato o venduto al Conte Alvise Querini ai primi dell’Ottocento, il manoscritto è unico nel suo genere, essendo completo sia dei disegni tecnici per la confezione di vestiti sia dei figurini acquerellati, realizzati dagli anni trenta alla seconda metà del Cinquecento.
I costumi da giostra o da parata, alcuni dei quali detti “alla turca” o “all’ungaresca”, vengono indossati in occasione di caroselli dai nobili più illustri, come Muzio Sforza, il marchese del Vasto, governatore della città, e il viceré Ferrante Gonzaga. Lo sfoggio di rasi e velluti di alta qualità, copricapi in feltro o pelliccia, berretti piumati, camicie rigonfie e pantaloni ampi testimoniano il lusso e il rango di una clientela esclusiva. La proposta include anche il disegno di armature, la creazione di gualdrappe per i cavalli, l’invenzione di insegne personalizzabili con i colori araldici delle diverse casate e l’allestimento di padiglioni arredati con alloggi per i cavalieri. Diversi cartamodelli offrono infatti soluzioni per la disposizione di tende e accampamenti.


Approssimazioni e pre-giudizi
In occasione dell’inaugurazione della mostra Nulla di preciso, il talk Approssimazioni e pre-giudizi ne anticipa e approfondisce i temi centrali, proponendo una riflessione critica sullo stato dell’architettura italiana contemporanea, sulle sue possibilità di rilancio e sulle prospettive aperte da approcci non convenzionali, posizioni eretiche, strategie operative e nuove genealogie progettuali capaci di ridefinire il dibattito disciplinare.
Intervengono Cristiana Collu, Direttrice Fondazione Querini Stampalia, Luigi Prestinenza Puglisi, curatore della mostra e moderatore. Gianluca Peluffo, Stefano Pujatti, Beniamino Servino, Ernesta Caviola. Enzo Calabrese (Uni Pescara), Domenico Faraco (P&P), Marcello Galiotto (AMAA), Luca Guido (Architetto), Maurizio Oddo (UniKore), Francesca Olivieri (Ndp), Isidoro Pennisi (Uni RC), Alessandra Rampazzo (AMAA), Claudia Ricciardi (Direttrice Casa dell’Architettura Roma), Francesco Matteo Ruta (Archetipo e POLIMI), Adriano Venudo (UNI Trieste).
Alcuni dei relatori del talk hanno aderito alla Call, rivolta a figure critiche, di ricerca e di sperimentazione, attive nel campo dell’architettura e non solo, per raccogliere contributi che dialogano con i temi della mostra; i paper saranno disponibili dall’inaugurazione e confluiranno nella pubblicazione della mostra.
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