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Fondazione Querini Stampalia

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Premio Letterario Marco Polo

Martedì 30 settembre

La traduzione: lingua della pace, dialogo tra le culture

Dal 2016, ogni 30 settembre, il Premio Letterario Marco Polo Venezia celebra il legame tra scrittura e traduzione, premiando un autore italiano e il suo traduttore francese. Un doppio riconoscimento che valorizza il passaggio, spesso invisibile ma fondamentale, da una lingua all’altra, da una cultura all’altra.

Il Premio si svolge in un luogo carico di storia e significato: la Fondazione Querini Stampalia, simbolo perfetto dell’incontro tra passato e presente. A sostenerlo è l’Università Ca’ Foscari di Venezia, punto di riferimento per la promozione del multilinguismo e del dialogo tra culture.

In un tempo in cui si alzano muri identitari, si moltiplicano i conflitti narrativi e troppe voci vengono silenziate, sentiamo l’urgenza di riportare la traduzione – letteraria, filosofica, politica, poetica – al centro dello spazio pubblico europeo. Tradurre non è solo un atto tecnico, ma un gesto di ascolto, apertura e comprensione reciproca.

Per questo l’edizione 2025 propone tre tavole rotonde che affrontano temi cruciali del nostro presente: “Tradurre la filosofia senza perdere l’umano. Il cuore dimenticato di Seneca: tradurre l’animus, non solo le idee”, “Traduzione e mediazione in Europa”, “Tradurre la poesia: il campo del possibile e dell’impossibile”.

La giornata si conclude con la cerimonia di consegna del Premio a Alessandro Baricco e Lise Caillat, un momento celebrativo che rende omaggio al dialogo tra autori e traduttori, tra lingue e visioni del mondo. A seguire, un brindisi conviviale nel giardino della Fondazione chiuderà simbolicamente questo incontro di parole, pensieri e culture.

In questa giornata speciale, Venezia diventa la capitale europea della traduzione: un luogo dove le parole uniscono, costruiscono ponti e fanno emergere un’umanità condivisa.

Per info e prenotazioni: cb.christinebach@gmail.com

 

Sessione di apertura

Ore 9:00 – Accoglienza del pubblico
Ore 9:30 – Presentazione della giornata

Sintesi delle sfide legate alla traduzione e riflessione sul ruolo storico di Venezia come crocevia di lingue, culture e visioni del mondo.

Interventi introduttivi:

  • Christine Bach, Presidente e Fondatrice del Premio Letterario Marco Polo Venezia
  • Paolo Molesini, Presidente della Fondazione Querini Stampalia, Presidente della giuria del Premio

 

Prima tavola rotonda

Ore 10:00 – 11:00
Tradurre la filosofia senza perdere l’umano. Il cuore dimenticato di Seneca: tradurre l’animus, non solo le idee

Un dialogo tra Maxime Rovère e Paolo Molesini che affronta una questione centrale: come restituire la dimensione sensibile, emotiva e vitale della filosofia nella traduzione? A partire da una rilettura delle Lettere a Lucilio di Seneca, l’incontro esplora il rischio che concetti, idee e sistemi soffochino l’umanità dei testi, e si interroga su come riattivare una voce filosofica che parla ancora, oggi, al cuore e alla vita concreta.

Modera: Christine Bach, Presidente e Fondatrice del Premio Letterario Marco Polo Venezia.

Questo dialogo tra un filosofo che esplora la sensibilità nascosta nei testi antichi e un protagonista della vita culturale ci permetterà di porre una domanda essenziale: come far risuonare, oggi, le voci del passato senza rinchiuderle nella solennità o nell’astrazione? Come leggere, tradurre, trasmettere senza tradire ciò che le parole contengono di fragilità, di slancio, di speranza?
Uno scambio raro, all’incrocio tra sensibilità, pensiero e ospitalità.

Temi trattati:

  • La sensibilità perduta: come l’ascolto mancato ha portato a trascurare l’anima emotiva del pensiero senecano.
  • Gli effetti socio-politici: l’autorità ha spesso avuto la meglio sulla fragilità nella tradizione filosofica.
  • I pregiudizi sociali e politici: lo stoicismo interpretato come autocontrollo e dominio, più che come esercizio di umanità.

Una riflessione profonda su come tradurre sia anche un gesto etico, capace di riportare alla luce la forza viva di una voce antica, rendendola esperienza attuale.

Maxime Rovère
Filosofo, traduttore e tra i maggiori specialisti di Spinoza, ha contribuito a rinnovare la lettura della filosofia moderna attraverso una prospettiva relazionale e sensibile. Tra le sue pubblicazioni principali: Méthodes pour exister (CNRS Éditions, 2010), Le Clan Spinoza (Flammarion, 2017), e la traduzione commentata de L’Éthique (Flammarion, 2021). È autore di una “filosofia dell’interazione” che mette al centro linguaggio, alterità e stile. La sua riflessione sulla traduzione filosofica evidenzia il gesto etico e creativo che consente alla voce dell’altro di attraversare il tempo e le lingue, mantenendo intatta la sua forza umana.
Paolo Molesini
Presidente della Fondazione Querini Stampalia e della giuria del Premio Letterario Marco Polo Venezia, è impegnato nella promozione di una cultura intesa come luogo di dialogo tra memoria e contemporaneità. Con una visione della traduzione come gesto che coniuga pensiero e azione, sostiene progetti che valorizzano il confronto tra discipline, lingue e generazioni, basati sulla convinzione che il patrimonio vada abitato e trasmesso in modo vivo: non un sapere statico, ma un’esperienza condivisa di ascolto e trasformazione. È sostenitore, tra l’altro, di iniziative editoriali e di ricerca che intrecciano filosofia, letteratura e impegno civile.

 

Seconda tavola rotonda

Ore 11:15 – 12:15
Traduzione e mediazione in Europa
Un dialogo con Sandro Gozi e Olivier Weber sul ruolo fondamentale della traduzione e della mediazione culturale in un’Europa che cerca coesione tra identità diverse, tensioni migratorie e nazionalismi. L’incontro riflette su come la traduzione non sia un semplice trasferimento linguistico, ma un atto politico e culturale capace di mettere in relazione mondi, storie e modi di vivere differenti.

Modera: Marie-Christine Jamet, professoressa all’Università Ca’ Foscari e Console onoraria di Francia, impegnata nella promozione del plurilinguismo e del dialogo interculturale.

Si discuterà di come la mediazione possa diventare una lingua comune in un mondo frammentato, non solo un gesto simbolico, ma una pratica di giustizia e ascolto che mantiene vivo il dialogo democratico e permette a culture e lingue diverse di parlarsi senza annullarsi.

Attraverso le esperienze di un politico che difende l’Europa plurilingue e di un reporter che dà voce ai dimenticati, si approfondiranno questioni come:

  • La parola come fondamento di un’Europa possibile
    Costruire l’Europa attraverso la parola significa riscoprire il valore del dialogo, della traduzione e della paziente reinvenzione di una lingua comune, capace di unire senza imporsi, incarnata nella realtà delle persone e delle culture.
  • La traduzione come atto politico e comunitario
    Oltre la diplomazia, la traduzione si rivela un gesto politico nel senso più alto: un atto che coinvolge una visione del mondo, un rapporto autentico con l’altro, un modo concreto di abitare e costruire la comunità.
  • La mediazione come lingua comune del nostro tempo
    In un mondo attraversato da conflitti e frammentazioni, la mediazione si presenta come la nostra sola lingua condivisa, l’unico strumento per continuare a parlare insieme senza negarci reciprocamente.
Sandro Gozi
Deputato europeo e già Sottosegretario agli Affari europei per l’Italia. Promuove una visione della traduzione come strumento politico e culturale di mediazione, sovranità condivisa e circolazione delle idee. Difensore convinto dell’Europa plurilingue, considera la diversità linguistica un pilastro fondamentale dell’unità europea.
Olivier Weber
Scrittore, reporter e già Ambasciatore itinerante per i diritti umani, da anni esplora conflitti e periferie dimenticate. La sua esperienza lo porta a considerare la mediazione culturale come un gesto di giustizia e ascolto, essenziale per restituire voce a chi è stato silenziato e mantenere viva la convivenza tra culture.

 

Terza tavola rotonda

Ore 14:15 – 15:15
Tradurre la poesia: il campo del possibile e dell’impossibile

Un dialogo tra Leili Anvar e Andrea Molesini sull’arte della traduzione poetica come gesto radicale di ascolto, trasfigurazione e fedeltà.
In un mondo in cui la parola spesso perde la sua densità, tradurre poesia diventa un atto di resistenza: si tenta di riportare alla luce ciò che vibra sotto la superficie del linguaggio, restituendo voce al silenzio, ritmo all’invisibile, senso all’intimo.

Modera: Gabriella Zimmermann, interprete e traduttrice letteraria, profonda conoscitrice del paesaggio linguistico e culturale veneziano, da anni impegnata nella mediazione tra lingue e culture attraverso la ricerca e l’insegnamento.

L’incontro esplorerà come la traduzione poetica sia molto più che un esercizio formale: un atto spirituale, un’esplorazione del limite e della possibilità, un ponte che collega universi interiori, storie e anime diverse.

Temi al centro del dialogo:

  • Tradurre la poesia come attraversamento del mistero
    Oltre la comprensione letterale, il traduttore si misura con il soffio poetico: la voce di un’altra anima che chiede di essere accolta e fatta risuonare in una lingua altra.
  • Lingua, ritmo, silenzio: l’invisibile nella traduzione
    Come rendere in un’altra lingua non solo il senso, ma la musica, i vuoti e la luce di un testo poetico? Come trasportare una vibrazione senza spegnerla nel passaggio?
  • Traduzione come trasfigurazione e creazione
    È possibile restare fedeli alla poesia senza tradirla? Oppure ogni traduzione è già una reinvenzione, una metamorfosi necessaria per salvare l’essenza del testo originale?
  • La poesia come lingua senza confini
    La parola poetica attraversa il tempo, le lingue, le culture. Tradurla è un gesto di fede nell’umanità condivisa e nell’ascolto profondo di ciò che ci lega.
Leili Anvar
Docente, ricercatrice e traduttrice, ha dedicato gran parte della sua opera alla poesia mistica persiana. In particolare, ha tradotto Il Cantico degli Uccelli di Attâr, un lavoro durato diversi anni, riconosciuto a livello internazionale per la sua precisione e il rispetto del testo poetico. Profonda conoscitrice di autori come Rûmî e Jâmi, si interroga da anni su come trasmettere in un’altra lingua il soffio spirituale e la bellezza formale dei testi poetici. Per lei, tradurre è un atto d’amore, una pratica di connessione tra culture e una forma di ospitalità verso l’altro.
 Andrea Molesini
Scrittore, poeta, traduttore e fondatore di Molesini Editore Venezia, casa editrice dedicata alla poesia, è vincitore del Premio Campiello con il romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna. Professore di letteratura comparata, unisce rigore e passione in una visione della parola come spazio di relazione e libertà. Con la sua attività editoriale riafferma l’importanza della poesia come lingua intima e resistente, capace di toccare le pieghe più profonde dell’anima.

 

Cerimonia di consegna del Premio Letterario Marco Polo Venezia – 9ª edizione

 

Ore 16:30 – 19:15
La traduzione, lingua della pace

In occasione della Giornata Internazionale della Traduzione, si svolge a Venezia la nona edizione del Premio Letterario Marco Polo, un riconoscimento nato per celebrare il ruolo della traduzione come strumento di dialogo, ascolto e coesistenza.
Il premio si fonda sulla convinzione che la traduzione non sia solo un esercizio linguistico, ma un gesto di apertura verso l’altro, un atto di pace culturale e politica.

Il premio è promosso dal Circolo “Le Rendez-vous Rive Gauche, Paris”, fondato da Christine Bach, ideatrice e presidente del Premio, che aprirà l’incontro con un’introduzione sullo spirito e il significato di questa edizione.

Presidente della giuria:
– Paolo Molesini, Presidente della Fondazione Querini Stampalia.

Giuria:
– Vincent Barbare, editore, proprietario della Libreria de la Place aux Herbes a Uzès
– Lidia Breda, editrice
– Jean-Yves Clément, scrittore, editore
– Frédéric Ferney, giornalista, editore, scrittore
– Fabio Gambaro, giornalista, scrittore
– Diego Marani, traduttore, scrittore, già direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi
– Sophie-Caroline de Margerie, alto funzionario
– Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi e Punta della Dogana
– Florence Raut, direttrice della libreria italiana La Libreria a Parigi
– Alberto Toscano, giornalista, scrittore

 

Ore 16:30 – Apertura e introduzione
Christine Bach e Paolo Molesini daranno il benvenuto al pubblico, rievocando la nascita e la vocazione del premio, che mette al centro la traduzione come forma di civiltà e dialogo tra le culture.

 

Ore 17:00 – Consegna del Premio ai vincitori
Il Premio Letterario Marco Polo Venezia 2025 viene assegnato a:
– Alessandro Baricco
– Lise Caillat, traduttrice del romanzo Abel (Gallimard)

Seguirà una conversazione con i membri della giuria e i vincitori sull’opera, il lavoro di scrittura e di traduzione, e sul processo editoriale che ha condotto alla pubblicazione dell’opera in francese.

Temi della conversazione:

  • Quali criteri hanno guidato la giuria nella valutazione della scrittura e della traduzione?
  • Come si intrecciano le voci dell’autore e della traduttrice nell’opera premiata?
  • In che modo i due editori – francese e italiano – collaborano nella diffusione della letteratura straniera? Quali visioni editoriali guidano il loro lavoro?

 

Ore 17:45 – Dialogo con Alessandro Baricco e Christine Bach
Una conversazione a cuore aperto sul romanzo Abel e sull’intera opera di Baricco, che attraversa i territori della narrazione, del pensiero e della musica. Un momento intimo di riflessione sul ruolo della parola e del racconto nel mondo contemporaneo. Parteciperanno anche Lise Caillat e i membri della giuria.

Alessandro Baricco
Scrittore, pensatore e uomo di teatro, incarna un modo profondo e singolare di interrogare il reale, sempre in equilibrio tra fragilità e lucidità, invenzione e memoria. L’incontro sarà uno spazio di ascolto e confronto con il pubblico: un’occasione rara per esplorare il senso della scrittura oggi, e il ruolo della traduzione nel dare nuova vita a un testo, in un’altra lingua e in un altro immaginario.

 

Ore 19:15 – Cocktail e firma copie
Vendita e firma del romanzo Abel in italiano e in francese, in un momento conviviale di incontro con i vincitori, la giuria e il pubblico.