La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche istituzioni culturali italiane. Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

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Fondazione Querini Stampalia

Dal 1869 promuoviamo “il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”, con lo sguardo curioso e la passione per il futuro.

The Invisible Chord. Hans Hartung and Music

5 maggio – 13 settembre 2026

Hans Hartung, P1971-A72, 1971
© Hans Hartung / ADAGP, Paris 2026
Photo: Claire Dorn
Courtesy of Fondation Hartung Bergman and Perrotin

 

Ideata dalla Fondation Hartung-Bergman nella sontuosa cornice di Palazzo Querini Stampalia a Venezia, la mostra Hartung e la musica rientra nel novero delle iniziative della 61. Biennale di Venezia – dove Hartung già fu insignito del Gran Premio nel 1960. Riunendo quasi ottanta tra dipinti, documenti e utensili, la mostra restituisce al sonoro un posto di rilievo nell’universo plastico ed esistenziale dell’artista. Da Bach ai Pink Floyd, passando per Lili Boulanger, si ricostituisce un paesaggio di energie, gestualità e risonanze che attraversano l’intera creazione dell’artista.

A sua volta pianista e ballerino in gioventù, Hartung era ossessionato dalla musica; un melomane nel vero senso del termine, quasi patologico. Detestava il silenzio. In una lettera di Pierre Soulages del 1948, si legge: « La sua radio è sempre accesa – quando viene a trovarmi, non può fare a meno di mettere i suoi dischi preferiti. […] A fatica sopporta un solo istante di riposo, o anche di lavoro, senza musica. » Di fatto la pittura di Hartung è carica, intrisa, impregnata di un clima sonoro fatto di ritmi, armonie, slanci vocali o strumentali. Anche se muta, dalle stesse fibre della sua sostanza pittorica emanano i flussi melodici dei compositori che amava.

Innanzitutto i grandi nomi del barocco: Bach, Händel, Vivaldi. Che stesse dipingendo a pennello, con un rullo da litografia o una pistoletta da carrozziere, risuonavano nell’atelier le note delle Variazioni Goldberg, della Sarabanda o delle Quattro Stagioni. Ma ascoltava anche compositori moderni, come Lili Boulanger, Pierre Boulez, persino Philip Glass.

Hartung non fu mai un teorico dei rapporti tra suoni, forme e colori, distinguendosi in ciò da molti artisti interessati a un’esplorazione sinestetica o intellettuale come Kandinskij, Schönberg, e molti altri al loro seguito. Il rapporto con la musica, nel suo lavoro, è molto più diretto, fisico, pragmatico, istintivo. Insomma, senza musica non c’è creazione plastica – e senza creazione plastica, non c’è più ragion d’esistere: poiché, per l’artista, «la gioia di vivere si confonde con la gioia di dipingere».

Le opere esposte nella mostra presentata a Venezia, dove Hartung ottenne alcuni tra i suoi più gloriosi trionfi [Gran Premio della Biennale nel 1960], vanno dagli anni Venti fino alla fine dei suoi giorni, e recano la traccia del suo gesto, della sua azione, ovvero di ciò che fu corporalmente, della sua storia individuale e del suo ruolo nella storia collettiva – lui, l’invalido della seconda guerra mondiale, il tedesco che fece resistenza ai nazisti. Ma testimoniano altresì di ciò che fu musicalmente: ascoltatore perpetuo, Hartung seppe cristallizzare fughe, sinfonie, sonate, persino l’opera lirica nelle sue tele.

La mostra ritorna sulle origini di questa passione tramite documenti e opere della giovinezza, cercando di evidenziare una possibile analogia tra alcuni procedimenti delle sue creazioni astratte e quelli di una composizione o di un’orchestrazione; verranno inoltre isolate alcune affinità specifiche con figure come quelle di Brahms o Stockhausen. Propone in seguito un approccio più prospettico, evocando la dimensione cosmo-psichedelica degli anni Sessanta, la cui eco si riscontra nella scena rock dell’epoca, e ancora oltre, la tentazione del silenzio.

Permette, infine, di scoprire alcuni attrezzi dell’atelier di Hartung, comparandone l’utilizzo a quello di alcuni strumenti musicali, e immergersi così nel suo universo sonoro, esaminando alcuni archivi e visionando diversi filmati (in uno dei quali viene data la parola a compositori, interpreti e coreografi come Barbara Carlotti o Rodolphe Bürger).

 

Hans Hartung (nato a Lipsia nel 1904, morto ad Antibes nel 1989) è uno dei più acclamati pittori europei del ventesimo secolo. Ottiene fama internazionale come figura centrale dell’art informel, movimento nato in Francia durante la Seconda guerra mondiale. La sua carriera inizia, di fatto, nel 1922: appena diciottenne, pur non conoscendo ancora le teorie di Kandinsky, realizza una serie di acquerelli astratti di sorprendente carica espressiva. È l’inizio di un percorso che durerà quasi settant’anni, scandito da continue innovazioni tecniche. Al di là dell’apparente spontaneità della sua astrazione gestuale, spiccata e quasi calligrafica, il suo stile, nato da un precoce interesse per il rapporto tra estetica e matematica, venne altresì influenzato dal razionalismo.
Presentato come il paladino di una pittura gestuale, lirica ed emotiva, Hartung è anche un appassionato di matematica e la sua arte va compresa attraverso la sua intrinseca razionalità: dagli anni Trenta alla fine degli anni Cinquanta, realizza dapprima opere di piccolo formato, eseguite di getto sulla carta; in seguito concepisce i suoi dipinti tracciando una griglia su una grande tela e riportandovi, punto per punto, i segni tracciati sui fogli di carta. Gli anni Sessanta segnano una svolta decisiva. Hartung smette di riprodurre piccoli formati e intraprende una paziente ricerca di innovazioni tecnologiche, spingendosi fino a creare molteplici strumenti. Il 1960 è anche l’anno in cui vince il Gran Premio Internazionale di Pittura alla Biennale di Venezia, raggiungendo l’apice del riconoscimento internazionale. Hartung non smetterà mai di creare, dipingendo con sempre più ardore fino agli ultimi giorni nella sua casa di Antibes, che aveva progettato lui stesso. Il Gran Premio Internazionale di Pittura, ottenuto alla Biennale di Venezia del 1960, segna una svolta definitiva nella sua pratica. Hartung inizia a improvvisare direttamente sulla tela e a sperimentare nuovi materiali, come gli acrilici e venilici a essiccazione rapida, oltre a delle tecniche di graffiatura e spruzzo. La ricerca di un equilibrio tra spontaneità e perfezione rimarrà al centro della sua estetica pittorica fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1989.

 

Thomas Schlesser è direttore della Fondation Hartung-Bergman e professore all’École Polytechnique di Parigi. Specialista di Gustave Courbet, al quale ha dedicato numerosi studi, è anche autore di diversi saggi e biografie, tra cui L’art face à la censure (Beaux-Arts Éditions, 2011, ristampa 2019), L’Univers sans l’Homme – Les arts contre l’anthropocentrisme (Hazan, 2016), Faire rêver – de l’art des Lumières au cauchemar publicitaire (Gallimard, 2019) e Anna-Eva Bergman – Vies lumineuses (Gallimard, 2022). È inoltre autore di documentari e curatore di mostre. Gli occhi di Mona Lisa, il suo secondo romanzo, gli è valso il premio “Auteur de l’année” nel 2025.
La Fondazione Querini Stampalia è tra le più antiche e prestigiose Fondazioni culturali italiane. Nata nel 1869, da oltre centocinquanta anni incarna la visione del suo fondatore, il Conte Giovanni, pioniere audace e visionario che l’ha immaginata come un luogo di ricerca e formazione, di incontro e confronto, di crescita personale e diffusione della conoscenza. Situata nel cuore di Venezia, la Fondazione è un crocevia vibrante dove passato e presente si intrecciano: dalle sue preziose collezioni artistiche alla ricca biblioteca, fino agli spazi ridisegnati da alcuni dei maestri dell’architettura contemporanea come Carlo Scarpa, Valeriano Pastor, Mario Botta e Michele De Lucchi. Un’istituzione coraggiosa, accogliente e curiosa, capace di valorizzare il suo sorprendente patrimonio per conquistare la fiducia delle persone e rendere memorabile ogni visita.
La sua storia prende avvio da una scelta radicale e profondamente innovativa. Giovanni Querini, ultimo erede di una nobile famiglia veneziana, sceglie di mettere a disposizione della collettività la propria casa, la biblioteca e l’intero patrimonio, dando origine a un’istituzione aperta e inclusiva. Una visione lungimirante fondata sulla convinzione che l’arte, la cultura, la conoscenza siano un bene comune, da rendere accessibile a tutti attraverso la formazione, il dialogo e la partecipazione.
Oggi la Fondazione Querini Stampalia rinnova quella vocazione originaria aprendosi con decisione al presente e al confronto internazionale, affermandosi come spazio di sperimentazione culturale, confronto e ricerca, capace di interpretare il proprio patrimonio non come un’eredità statica, ma come una piattaforma dinamica per il pensiero contemporaneo. La direttrice Cristiana Collu crede nella Querini Stampalia come luogo in cui fare il pieno di meraviglia, un vero Wonder Booster, e allo stesso tempo come spazio in cui imparare a sognare con responsabilità il futuro.

 

Fondata nel 1994, la Fondazione Hartung-Bergman è stata creata per volontà degli artisti Hans Hartung (1904–1989) e Anna-Eva Bergman (1909–1987), figure di primo piano dell’arte moderna, con l’obiettivo di preservare e trasmettere la loro opera. Negli anni Sessanta, la coppia acquistò un vasto uliveto sulle alture di Antibes, dove costruì la propria villa e gli atelier attigui. Questo luogo di vita e creazione, che concilia l’architettura modernista al paesaggio mediterraneo, è divenuto il cuore della Fondazione.
Istituzione di pubblica utilità, la Fondazione Hartung-Bergman conserva oggi un insieme eccezionale di opere e archivi. La sua missione è quella di preservare, studiare e valorizzare l’eredità di entrambi gli artisti. Essa si impegna a garantirne la conservazione, svilupparne la conoscenza attraverso la ricerca scientifica e assicurarne la visibilità in Francia come all’estero. Al tempo stesso sito patrimoniale e centro di ricerca, la Fondazione offre anche consulenze e servizi di autenticazione.

 

Emmanuel Perrotin ha fondato la sua prima galleria nel 1990, all’età di ventun anni. Ha lavorato a stretto contatto con la sua rosa di artisti, alcuni da più di trent’anni, per dare forma ai loro progetti più ambiziosi. Oggi possiede gallerie a Parigi, Hong Kong, New York, Seul, Tokyo, Shanghai, Los Angeles, Londra e Dubai, per un totale di circa 8.500 metri quadri.
Partecipa ogni anno a più di venti fiere d’arte, tra cui Art Basel (Basilea, Miami, Hong Kong, Paris+); Frieze (Londra, New York, Los Angeles, Seul); Dallas Art Fair; Expo Chicago; West Bund Art & Design (Shanghai); TEFAF (New York), ecc.
Negli ultimi anni la galleria ha ampliato la sua missione, soprattutto attraverso la produzione di contenuti editoriali originali, come podcast e video, e lo sviluppo di un calendario programmatico che include tavole rotonde, laboratori didattici per bambini e concerti. La galleria pubblica inoltre cataloghi, edizioni e altri oggetti, disponibili nei suoi bookstore.